Tabula 1981 di Simon Hantai
Tabula
Tabula di Simon Hantai: uno studio sull'abbandono controllato
Pochi lavori racchiudono il paradosso della carriera tardiva di Simon Hantai con la precisione di Tabula (1981). Questo dipinto emerge dalla serie "Tabula" dell'artista, in cui abbandonò completamente l'uso tradizionale del pennello, piegando e accartocciando la tela prima di applicare il pigmento – una tecnica che chiamò pliage (piegatura). Il risultato non è né pura astrazione né una casuale creazione di segni, ma una danza attentamente orchestrata tra intenzione e caso. Il metodo di Hantai, come documentato dal Museum of Modern Art, prevedeva di piegare la tela in una fitta griglia, dipingere sulle pieghe, quindi dispiegarla per rivelare una superficie fratturata, quasi topografica.
L'iterazione del 1981 qui mostrata rappresenta il culmine di questo approccio. A differenza delle sue opere precedenti, più gestuali, Tabula mostra una precisione quasi architettonica nei suoi motivi crepati. La tavolozza — limitata a ocra, terre d'ombra e un occasionale lampo di oltremare — evoca le superfici invecchiate di antichi affreschi, eppure la tecnica rimane risolutamente moderna. Lo storico dell'arte Yves-Alain Bois ha notato come le tele piegate di Hantai "conservino la memoria della loro manipolazione", e in nessun altro luogo questo è più evidente che nella tensione tra il rigore geometrico del dipinto e le sue texture organiche, quasi cicatriziali.
Dal Surrealismo all'Astrazione Sistematica: Il Percorso Non Convenzionale di Hantai
La traiettoria di Simon Hantai sfida le narrazioni lineari spesso imposte agli artisti del XX secolo. Nato in Ungheria nel 1922, arrivò a Parigi nel 1948 già immerso nella teoria surrealista, avendo corrisposto con André Breton durante gli anni della guerra. Le sue prime opere, come la serie Marées del 1953, rivelavano un fascino per il disegno automatico e le forme biomorfe. Eppure, a metà degli anni '50, Hantai aveva iniziato a interrogare le premesse stesse dell'astrazione gestuale. Come osserva la Tate, la sua svolta verso la piegatura nel 1960 non fu solo un'innovazione tecnica, ma un rifiuto concettuale del gesto pittorico "eroico".
La serie "Tabula", avviata alla fine degli anni '70, rappresenta la sintesi più radicale di queste preoccupazioni da parte di Hantai. Laddove i suoi dipinti "Meun" degli anni '60 portavano ancora tracce della mano, Tabula elimina ogni tocco diretto. La tela diventa un dispositivo di registrazione, catturando la pressione delle pieghe e l'accumulo di pigmento nelle sue fessure. Questo approccio sistematico lo ha allineato con contemporanei come Daniel Buren, eppure il lavoro di Hantai ha mantenuto una sensualità assente nell'arte concettuale più dogmatica. La Tabula del 1981 in particolare dimostra come il suo metodo potesse produrre composizioni di notevole armonia visiva nonostante le loro origini meccaniche.
Il genio di Hantai sta nel trasformare il vincolo in liberazione. La griglia piegata non è una gabbia ma un generatore: ogni piega diventa una linea potenziale, ogni dispiegamento una rivelazione di una forma non preconcetta ma scoperta.
L'alchimia della tela piegata
Composizione strutturale
L'armatura di Tabula inizia con il suo modello di piegatura. Hantai utilizzava una griglia modulare — tipicamente 8×8 o 12×12 quadrati — che, una volta piegata, creava una matrice tridimensionale. L'opera del 1981 rivela come variasse la pressione lungo le pieghe: pieghe più strette producono creste bianche nette dove il pigmento non poteva penetrare, mentre pieghe più larghe permettono al colore di sfumare nelle sezioni adiacenti. Questa logica strutturale conferisce al dipinto il suo ritmo pulsante, dove l'occhio si muove tra densi gruppi di segni e distese di colore ininterrotto.
Strategia cromatica
La tavolozza opera come contrasto e complemento al processo fisico. Hantai prediligeva pigmenti terrosi macinati in colla di coniglio, applicati in sottili velature che si sarebbero crepate durante l'asciugatura. Le ocre e le terre di Siena dominanti in questa Tabula creano un effetto patina, come se l'opera fosse stata dissotterrata piuttosto che creata. Eppure il posizionamento strategico del blu oltremare — visibile nel quadrante superiore destro — funge da contrappunto visivo, il suo tono freddo attivando i campi più caldi. Questa tensione cromatica è caratteristica dell'opera matura di Hantai, dove il colore diventa un elemento architettonico piuttosto che mera decorazione.
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Per gli spazi contemporanei, la stampa crea un contrasto sorprendente se appesa sopra tavoli console minimalisti o mensole sospese. La superficie crepata appare quasi come una mappa topografica, rendendola particolarmente efficace in stanze con materiali naturali come lino grezzo, cemento o legno di recupero. Negli ambienti d'ufficio, la composizione sistematica ma organica di Tabula favorisce un'atmosfera creativa senza sovraccaricare lo spazio — ideale per sale riunioni o uffici direzionali dove il suo rigore intellettuale può stimolare la conversazione.
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Fonti e approfondimenti
- Museum of Modern Art. "Simon Hantai. Tabula. 1981." moma.org
- Tate. "Simon Hantai 1922–2008." tate.org.uk
- The Art Story. "Simon Hantai: Most Important Art." theartstory.org
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